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𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞 non esiste: un nuovo sguardo sull'uomo di Denisova

Questa specie, sin dalle prime descrizioni, è ha creato qualche problema. Ora, però, abbiamo qualche informazione in più.

L'UOMO DI DENISOVA

11/22/20254 min leggere

Sono arrivato in “ritardo” sull’argomento, ma quando si tratta di evoluzione umana preferisco far calmare le acque, leggere e capire bene il contesto, anche perché ho letto i soliti titoli del tipo “l’origine dell’uomo è stata riscritta”, alcuni affermano che fosse stata proprio l’origine di 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙨𝙖𝙥𝙞𝙚𝙣𝙨 a essere cambiata. Insomma, un bel casino mediatico, ma cerchiamo di andare con ordine. Un fossile noto come Yunxian 2 ha rubato la scena negli ultimi mesi perché si tratta di un cranio proveniente dal sito di Xuetangliangzi, nella provincia di Hubei in Cina. È importante perché è stato ricostruito e analizzato tramite tecniche odierne, soprattutto perché l’obiettivo principale era quello di determinare a livello filogenetico la posizione di questo fossile: è imparentato maggiormente con 𝙃𝙤𝙢𝙤 𝙨𝙖𝙥𝙞𝙚𝙣𝙨, con il Denisova (una non-specie umana) o con la “specie” alquanto dubbia chiamata 𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞? Ho messo tra parentesi perché 𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞 ha lasciato perplessi i paleoantropologi proprio perché è stata descritta una nuova specie con pochi elementi a disposizione, un fenomeno che al massimo poteva essere accettato nell’800 o fino alla metà del ‘900. Insomma, il Pleistocene Medio è “ricco” di specie umane ed è importante capire tutto ciò che riguarda la diversificazione del genere Homo tra 1 milione e 300 mila anni circa.

Tra le tante tecniche diffuse nel mondo della paleontologia abbiamo una sorta di “restauro virtuale” grazie alla ricostruzione e alla correzione delle deformazioni craniali dovute ad agenti tafonomici, e con un cranio “normale” e privo di distorsioni abbiamo quelle misure craniali chiamate anche landmark per capire a quale specie è più affine a livello morfologico, e capire quando avvennero le divergenze tra i vari gruppi. L’unico problema è che sono dubbie la datazione e il contesto cronostratigrafico, quindi i ricercatori per essere sicuri hanno collocato il fossile a un’età di almeno 1 milione di anni.

Cosa dicono i risultati? Il cranio mostra un mix di anatomie perlopiù intermedie. Infatti possiede caratteri antichi del genere Homo assieme a caratteri più derivati che si avvicinano, o che sono comuni, a 𝙃. 𝙨𝙖𝙥𝙞𝙚𝙣𝙨 e a 𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞. In parole povere si tratterebbe, o meglio apparterrebbe, a un gruppo a cui appartiene 𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞, oppure si avvicinerebbe molto ai denisovani.

Di conseguenza ciò che ne consegue è che i lignaggi del sapiens e del longi/Denisova si sarebbero “divisi” e diversificati almeno nel Pleistocene Medio, o probabilmente le radici di questa diversificazione sono molto più antiche. Insomma, il fossile Yunxian potrebbe appartenere a un gruppo di transizione oppure appartenere a una popolazione che comunque è molto vicina all’antenato comune 𝙃. 𝙨𝙖𝙥𝙞𝙚𝙣𝙨 – 𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞/Denisova. Quindi la divergenza tra questi due gruppi è avvenuta molto prima di quanto ipotizzato grazie ai dati precedenti, e l’Asia sembrerebbe non essere solo un “luogo di passaggio”, dove avvennero scambi occasionali, ma potrebbe essere un luogo da cui potrebbero essersi originate popolazioni autoctone. Ma fare conclusioni affrettate non è una buona cosa in quanto tantissimi dei fossili rinvenuti in Asia sono dubbi, nel senso che bisogna dare una collocazione ben precisa in modo tale da capire meglio cosa sia effettivamente successo in Asia (o capire se sono stati studiati bene o meno i fossili fino ad ora trovati). Mancano comunque dati genetici e anche la relazione tra 𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞 e il Denisova è dubbia.

Infatti in uno studio pubblicato a luglio abbiamo avuto qualche informazione in più su questa “relazione”. In questo caso è stato studiato il cranio di Harbin che presenta una datazione maggiore, 146.000 anni circa, e proposto nel 2021 come 𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞, che come detto prima era stato classificato solo sulla base della morfologia cranica. Ma questo studio ha estratto il DNA mitocondriale direttamente da questo cranio, soprattutto dal tartaro dentale e non da denti o altre ossa. La particolarità è che questo mtDNA rientra e non poco nella variabilità dei Denisovani grazie ad analisi filogenetiche ben specifiche, e non si tratta di un frammento di Neanderthal in quanto non sono presenti varianti neanderthaliane.

Sembra che questo mtDNA non sia solo quindi un cranio denisovano, ma sembra che possa appartenere ad antichi denisovani, una sorta di “ramificazione” già presente in Asia orientale almeno 146.000 anni fa circa. Questo è importante perché stanno emergendo resti ossei (forse Laos e Penghu) del Denisova che fino ad ora era conosciuto da piccoli frammenti e perlopiù da “resti” genetici in siti quali Denisova Cave in Siberia, e in Tibet a Xiahe attraverso solo le proteine. Insomma sembra trattarsi della prima associazione diretta tra DNA denisovano e un cranio relativamente completo. Inoltre questo campione amplia enormemente la distribuzione geografica del Denisova.

E questo però offre risultati interessanti anche sulla classificazione di “𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞”. Infatti il cranio di Harbin era stato interpretato come appartenente a un lignaggio umano separato e denominato come ben sapere, ma questo studio dimostra che questo mtDNA appartiene a un vero e proprio Denisovano, e non si tratta di un ibrido o di un individuo “imparentato” con questo gruppo. Quindi non esisterebbe nessun 𝙃. 𝙡𝙤𝙣𝙜𝙞. Inoltre, ed è molto importante, anche se già si sapeva, il Denisova è un “sister group” dei Neanderthal e la separazione sarebbe avvenuta circa 400.000 anni fa. Studi precedenti avevano comunque affermato che il Denisova fosse molto più affine al Neanderthal che al Sapiens, quindi la separazione tra il lignaggio del Sapiens e quello Neanderthal/Denisova è molto più antica di 400.000 anni (contando che i resti più antichi, o meglio “i primi 𝙃. 𝙨𝙖𝙥𝙞𝙚𝙣𝙨”, sono datati almeno a 300.000 anni).

Abbiamo quindi resti di crani antichi e più recenti di Denisova, e questo può già dare qualche informazione anche sull’evoluzione morfologica di questo gruppo, e Harbin si colloca proprio in questo “antico lignaggio”, suggerendo che la distribuzione dei Denisovani in Asia è più ampia e complessa di quanto immaginato, attraverso “radiazioni multiple”. Dovete immaginare i Denisova come un gruppo che si espanse in tutto il continente attraverso varie migrazioni: insomma, dalla popolazione originaria c’è stata la divisione e la comparsa di varie sotto-popolazioni/sotto-gruppi che hanno occupato e raggiunto diverse aree. Non si tratta di una sola migrazione, ma di diverse e indipendenti migrazioni avvenute in tempi differenti. E questo potrebbe spiegare come mai alcuni resti, anche a livello genetico, mostrino qualche differenza e non solo a livello geografico ed ecologico. Infatti raggiunsero la Siberia, il Tibet, anche probabilmente aree tropicali come il Laos e il nord della Cina, con queste popolazioni già abbastanza diversificate (seppur appartenenti allo stesso gruppo) nel MIS 6 e 7. (MIS 7 fa riferimento a un Interglaciale, periodo più caldo che si verificò circa tra 243.000 e 191.000 anni fa, e MIS 6 fa riferimento a un periodo glaciale tra 191.000 e 130.000 anni fa).

Fonti:

  • Fu, Q., Cao, P., Dai, Q., Bennett, E. A., Feng, X., Yang, M. A., Ping, W., Pääbo, S., & Ji, Q. (2025). Denisovan mitochondrial DNA from dental calculus of the >146,000-year-old Harbin cranium. Cell, 188(15), 3919–3926.e9.

  • Xiaobo Feng et al. ,The phylogenetic position of the Yunxian cranium elucidates the origin of Homo longi and the Denisovans.Science389,1320-1324(2025)