Evolution never sTOPS!

a fire burning in a pit

Tracce di fuoco nel Paleolitico superiore

Saper "addomesticare" il fuoco non è semplice, ma ci sono tracce che indicano come l'uomo, in un certo periodo, usasse e controllasse il fuocoa piacimento comportando, così, una diversificazione dell'uso del fuoco in base alla tipologia di lavoro svolto.

UOMO: PRESSIONI EVOLUTIVE E ADATTAMENTO

11/3/20253 min leggere

Il fuoco è stato probabilmente uno degli elementi più importanti nell’evoluzione umana, questo perché in primis ha permesso la socializzazione, quindi la possibilità di andare a dormire “tardi” e non nel momento in cui cala il sole, o continuare attività che si farebbero proprio con la luce del sole, oltre naturalmente a cuocere, riscaldare e produrre strumenti anche e soprattutto nel periodo dell’ultima glaciazione.

Abbiamo tracce di fuoco legate ad attività umane che si estendono per centinaia di migliaia di anni nel record fossile, ma paradossalmente proprio nel periodo dell’ultima glaciazione, che si estende tra 26.000 e 19.000 anni circa, non si sono preservate molte tracce di focolari. Grazie a questo studio sono stati analizzati tre focolari di un sito epigravettiano di Korman’ 9 in Ucraina e il risultato principale è che i focolari erano “piani e aperti” ed erano alimentati principalmente da legna proveniente da abeti, con temperature >600 °C. Inoltre, è probabile che siano stati utilizzati altri combustibili come grasso animale e ossa.

In un modo o nell’altro, questi focolari erano diversi tra di loro ed è probabile che ogni focolare sia stato acceso in diverse stagioni, svolgendo funzioni differenti in base sia agli alimenti che al tipo di produzione litica. Questo indica quindi un controllo avanzato del fuoco, ma le domande comunque restano. Per esempio, non si sa perché non si siano preservati molti resti, forse per la distruzione post-deposizionale dei focolari oppure per carenza di combustibili.

Approfondimenti

Il fuoco noi lo diamo per scontato, così come diamo per scontato che tutti gli esseri umani utilizzassero tranquillamente il fuoco. Infatti, ci sono resti di insediamenti che indicano che non necessariamente il fuoco fosse utilizzato quotidianamente, ma in un periodo come l’Ultimo Massimo Glaciale, nella fase di massima estensione glaciale nell’emisfero settentrionale, era d’obbligo. Le condizioni, infatti, erano estreme, in quanto si assiste a un rapido raffreddamento e aridità di queste regioni, riducendo di conseguenza la biomassa e in qualche modo isolando geograficamente le popolazioni umane. A livello ambientale dominavano gli ambienti aperti e le steppe boreali, il legname combustibile scarseggiava e di conseguenza si creavano dei rifugi naturali nei pressi dei Balcani, nella Francia meridionale e nella penisola iberica. A livello tecnologico abbiamo tracce di Solutreano in Europa sud-occidentale ed Epigravettiano in Europa centrale, meridionale, suborientale e orientale.

La domanda quindi sorge spontanea: il fuoco era quindi molto utilizzato? La risposta, come anticipato poc’anzi, no, anche perché un uso meno diffuso del fuoco era dovuto a una mancanza di legname o comunque a strategie alternative per produrre il fuoco, come per esempio il consumo di carne in putrefazione. Nel sito di Korman’ 9, in Ucraina, l’occupazione da parte dell’uomo avvenne nell’Epigravettiano tra i 23.000 e i 21.000 anni fa circa, e si tratta di un sito “all’aperto”. Sono stati rinvenuti tre focolari, tutti e tre open flat hearths, cioè focolari a piano aperto e privi di strutture rocciose. Tutti e tre i focolari però presentano tracce diverse: infatti, uno presenta un substrato rubefatto (diventato rosso, arrossato, a causa di un'intensa combustione o ossidazione) e con una temperatura > ~600 °C; il secondo presenta un sedimento ricco di materiale organico e combusto, spesso incompleto per dissoluzione o rimozione eolica; e l’ultimo presenta un certo livello di rimescolamento post-deposizionale. La differenza tra questi focolari è proprio nella tipologia di combustione e nei resti: infatti, sono presenti resti di ceneri cristallizzate con resti organici dalle tonalità rossastre che indicano quindi una combustione parziale, con frammenti di ossa carbonizzate (<600 °C), e il combustibile primario era la legna (Picea). L’altro, invece, è più povero di materiale organico e carbonizzato e non sono presenti ossa bruciate.

I focolari non si sovrappongono, quindi suggeriscono che i siti o sono stati rioccupati in tempi successivi o sono stati usati singolarmente e per azioni specifiche. Infatti, uno dei focolari sembra essere il principale, in quanto si notano tracce di un uso più prolungato e con temperatura più alta; un altro focolare sembrerebbe essere stato utilizzato brevemente. Quindi è probabile un’organizzazione del campo e delle attività funzionali differenziate proprio in base ad esse, come cucina, manutenzione, riscaldamento.

Sembra che manchino tracce di riuso dei focolari e ciò li ha esposti in modo prolungato agli agenti atmosferici dopo l’abbandono. Il fatto che siano stati abbandonati è testimoniato potenzialmente proprio dalla presenza di altri focolari in altri siti correlati, come Korman’ IV, Molodova V e Doroshivtsi III, che presentano numerosi focolari anche in certi casi con una forte associazione di carbone e strutturati con lastre calcaree. È probabile che Korman’ 9 sia una struttura domestica o comunque un’area lavorativa nella quale si producevano strumenti litici o si lavorava sui resti animali. E questo sito, inoltre, si inserisce in una rete di insediamenti epigravettiani periglaciali legati allo sfruttamento delle valli fluviali.

Dal punto di vista paleontologico, Korman’ 9 mostra un uso consapevole del fuoco anche e soprattutto in ambienti freddi o marginali. L’uso prevalente di legname come Picea mostra una conoscenza delle risorse vegetali locali e la capacità di pianificazione in condizioni ambientali estreme. Infatti, la durata delle occupazioni, l’organizzazione spaziale del campo, l’uso di coperture, la stagionalità e la manutenzione dei fuochi indicano una complessità comportamentale e la capacità di pianificazione in condizioni ambientali estreme.

Fonte: Murphree, W. C., Ferro-Vázquez, C., Kulakovska, L., Usyk, V. I., Kononenko, O., Bosch, M. D., Haesaerts, P., Damblon, F., Pirson, S., Nigst, P. R., & Aldeias, V. (2025). Fire use during the Last Glacial Maximum: Evidence from the Epigravettian at Korman' 9, Middle Dniester Valley, Ukraine. Geoarchaeology, 40(2), e70006.